May 2008


Questo è un articolo apparso sul sito di Serate Italiane, che è una comunità interculturale italo-danese.

Si tratta della trascrizione (solo dei punti chiave) di una intervista ad un ministro che ha chiesto dei rimborsi per alcune spese -apparentemente non giustificate- effettuate in missione e che in ogni caso non portavano giovamento alla nazione ed alla popolazione. Stiamo parlando in totale di qualcosa come 652 euro, una bazzecola rispetto alle unità di misura italiane. Bastano tuttavia per mettere in piedi una intervista alla TV nella quale il ministro viene incalzato e, gentilmente ma con fermezza, lo si invita a giustificare il suo operato. E non si tratta di una eccezione: è un normalissimo giornalista televisivo come ce ne sono tanti, animato dal fatto che la cosa che interessa di più ai contribuenti è sapere che il denaro pubblico è ben utilizzato.

Leggilo QUI. Poi prova a pensare in Italia se uno (un giornalista, intendo) osasse fare una cosa del genere. Ipotesi qualunquistiche: Primo non gliela lasciano fare, alla facciazza zozza della libertà di stampa. Poi lo fermano o arrestano, perché non si sa mai. Poi ne distruggono l’immagine classificandolo come un freak, ed infine solo se è estremamente fortunato non mandano i picciotti a trovarlo, come invece è tristemente successo altre volte. Oppure mandano i picciotti prima e poi lo propongono al vaticano per la beatificazione, ma la sostanza non cambia molto.

In ogni caso, come dice l’autore: “e poi mi chiedete ancora perché vivo in Danimarca?”

Penso a Mastella e al suo (NOSTRO! va bè, VOSTRO!) aereo, usato privatamente per andare a vedere il gran premio.. vado a memoria: Schifani che scroccava l’ingresso al cinema con la famigghia era un dilettante, al confronto, ma fa comunque un po’ schifo (nomen omen?) se pensi che c’è qualcuno che -non solo- al cinema non ci può proprio andare, ma per far 60 deve anche andare a scroccare la cena.
Forse c’è una possibilità di cambiare le cose: fare in modo che quante più persone possibili capiscano che quello che in Italia vogliono farvi vedere, così circoscritto dai limiti dei patrii confini, non è l’unico mondo possibile.

Lo Scarrafone :)

Questa è bella.
Sono stupito, ed il fatto è che non so se è -piacevolmente- stupito oppure se “piacevolmente” non c’azzecca proprio.

Dunque, la stagione estiva è arrivata e così i turisti.
Ed io sono già impegnatissimo a gestire gli ospiti “speciali”, come l’anno scorso, in attesa che inizino i tour nei quali farò da guida turistica.

L’agenzia per cui lavoro quest’anno è molto più grande e potente di quella dell’anno scorso, ed ai clienti danno molti più servizi rispetto all’altra.
Uno di questi è lo Steward per conferenze.

Ma veniamo agli accadimenti.

Prima comunicazione. Tre giorni fa, mi contatta la mia coordinatrice.

– C: c’è un servizio Steward full time per quattro giorni, lo vuoi prendere? Dai Dai Dai Dai Dai NonPuoiDireDiNo..

Io metto su un piatto della bilancia un servizio da due ore sabato e un tour che forse.. chissà.. lo danno al 10%.. da una parte.
E questo qua, con i suoi 4 giorni di superlavoro, sull’altro piatto, con la montagna di soldi (tutti guadagnati) correlata. Non c’è voluto più di un microsecondo per dire sì.

– Io: (dopo un microsecondo) Sì.
– C: GRANDE! Mi occupo io delle sostituzioni sui tuoi turni!
– Io: Però, se per caso succede che magari hai bisogno, se ci sono numerosi altri servizi tra sabato e domenica, non voglio lasciarti a piedi.
– C: non preoccuparti farò i salti mortali e troverò un italiano, va bene così, grazie grazie grazie clic
E non sospetto nulla.
Vengo tuttavia a sapere che si tratta della Conferenza Annuale Internazionale della Bayer per Infermiere. E’ già qualcosa.

Vengo anche a sapere che arrivano altri servizi per ospiti italiani tra sabato e domenica.

Seconda comunicazione.

– Io: Sei sicura, guarda che per fare lo Steward basta chiunque che sappia parlare inglese, noi italiani invece siamo pochi e..
– C: Smettila, sono sicura, ho già trovato qualcuno. clic

Puzza un po’, a questo punto. Lei è un tantino più cerimoniosa, di solito.

Terza comunicazione (con un’altra coordinatrice).

– Io: ciao senti a proposito di quel servizio ho un paio di dubbi, sei sicura che ci siano abbastanza assistenti italian..
– a/C: non preoccuparti è tutto a posto siamo coperti ciao. clic

Quarta comunicazione (con la mia C.)

– Io: senti non è che non voglia farlo, è solo per facilitarti le cose e..
– C: ottimo grazie apprezzo lo fai tu ciao. clic

Il dubbio cresce.
Perché, con tanti colleghi che ho che parlano inglese, vogliono così ostinatamente me che sono uno dei pochi che parlano anche italiano? Mi destreggio bene con le pratiche di imbarco/sbarco/gestione e organizzazione gruppi, ma non è che gli altri siano deficienti, sono capaci anche loro e anzi, più di uno è anche meglio di me.
hmm.. devo scoprire la verità..

Passo per l’ufficio con la scusa di prendere una cravatta marchiata di scorta (è obbligatoria in queste occasioni e sono sicuro che se ne hai una sola viene macchiata di caffè nei primi 5 minuti) e ne approfitto per appartarmi con un’altra coordinatrice (la terza) la quale dopo qualche maldestra e comunque inefficace resistenza, confessa.
E risulta che l’organizzazione della Conferenza Annuale Internazionale della Bayer per Infermiere, visto che i partecipanti sono rappresentanti del sesso femminile al 95%, ha richiesto es-pres-sa-men-te udite udite uno Steward maschio e di ottima presenza. Tra parentesi: hai capito, le infermiere porcelline?

Loro, le coordinatrici, si sono consultate ed hanno deciso unanimemente che dovevo essere io. Però, mi dice, per carità non dirlo agli altri che sennò poi fanno i gelosi.

Allora.
Nella mia vita me ne sono successe tante, ma quella di essere scelto non per quello che ho nella mia testa bensì per il mio corpo, giammai!

E mi è passata tutta la vita davanti.
Da quando adolescente sfigato e timido con occhiali e apparecchio per i denti non osavo neanche pensare di avvicinare le signorine, a quando un po’ più cresciuto ero più carino, sì, ma comunque nessuno mi ha mai proposto la copertina di Maxim. Anche adesso non sono proprio un brutto arnese, da quando vivo qui sono anche tornato al mio peso forma, ma dico.. gli altri devono proprio essere messi male se una congrega di coordinatrici elegge _me_ come la cosa più sexy dell’ufficio. E non parliamo di signore in età: io ho sempre fatto colpo più sulle mamme che sulle figlie, questo è vero, ma qui stiamo parlando di tre trentenni, per di più gnocche da combattimento tutte e tre, che sull’indicatore di sexytudine andrebbero a fondo scala. E non continuo che non si sa mai che ci siano dei bambini.
OK che loro sono fuori gioco essendo femmine, ma è solo per dire che non mi hanno scelto delle signore che apprezzavano il mio sorriso.

Comunque. Ho realizzato di essere diventato un oggetto.

L’Uomo-Oggetto.

Il Macho Scandinavo.

Il Danimarca Dream Man.

..Lo Scarrafone del Desiderio!

C’è tra voi qualche altro corpo mercificato che mi possa dare qualche suggerimento per superare il blocco psicologico?

PS E c’ho poco da protestare e dichiarare “l’utero è mio e me lo gestisco io”.. non ce l’ho, almeno che io sappia.

Qualche giorno fa siamo stati al compleanno del Tabbo (il babbo di Tabby).

E chi l’ha detto che i compleanni per bambini devono essere festeggiati di pomeriggio e quelli per adulti di sera? Infatti ci siamo incontrati a colazione. Non credo che il titolo lasciasse dubbi in proposito. E non “colazione” come certi nobili o parvenu chiamano il pranzo: proprio colazione colazione, “breakfast” se preferisci.

Alle 10 in punto, tutti a tavola.

Sappiamo tutti che gli inglesi la mattina mangiano il bacon, e vomitiamo se ci pensiamo a colazione, mentre affondiamo i denti in un bel bombolone farcito di crema, con una quantità di zucchero totale bastante per una decina di giorni. E domani ovviamente ne mangeremo un altro, tanto per metterci avanti.

Beh gli inglesi sono dei dilettanti.

Tra frittatine e uova strapazzate, salami prosciutti salsicce wurstel, salmone ed altre delizie, il bacon alla danese (ovvero pancetta affumicata fritta nel suo stesso grasso) tutto sommato faceva la parte del cibo dietetico. Ma non è finita, anzi, non è nemmeno iniziata. Non è che il cibo si mangia così. Sulla tavola figuravano piatti sontuosi con fette di pane tiepido sulle quali spalmare un dito di burro salato, al quale attingevi da uno dei tre mattoni sparsi sulla tavola (giusto perché fosse comodo raggiungerli). Il pane e burro era la base sulla quale appoggiare il resto. La quantità di Colesterolo implicata in tutta l’operazione ha fatto sì che venisse riservato un posto a tavola anche per lui, caso mai vista la massa prendesse coscienza di sè e volesse partecipare al festeggiamento.

Brocche da litro emmezzo di caffè si alternavano instancabilmente dalla cucina alla tavola, dove la macchina per il caffè danese gridava vendetta, mostrava il certificato che era stata costruita per produrre non più di 10 litri di caffè al giorno, e prometteva di marcare visita alla prima occasione.

E’ tradizione, a colazione, bersi anche un bicchierino di Gammel Dansk, che è una specie di amaro Petrus da non sorseggiare ma da buttare giù così, col motto “quello che resta, va sulla testa”. Quindi è meglio che nel bicchierino non ne resti. Non so che reazione chimica facciano burro, pancetta e Gammel Dansk, ma sicuramente appena passata la fase esplosiva della reazione ti senti pronto a ricominciare.

Per rispetto verso lo straniero (io) mi hanno esibito anche un piatto con delle brioches, o croissant, come vuoi chiamarli. Che non sono esattamente come i nostri. Sono un po’ salati pure questi, caso mai uno volesse tagliarli a metà, spalmarci del burro e aggiungere una fetta di salame o tre.

Mi stavo rimpinzando col resto e proprio delle brioches non me ne poteva fregare di meno, tuttavia non ho rifiutato sdegnosamente; semplicemente con la bocca piena e malcelando frammenti di pancetta nelle fauci ho detto di lasciarle lì che le avrei esaminate più tardi. Fanculo le brioches, pane e burro e tutto il resto erano troppo appetitosi per occupare spazio prezioso con un croissant.

Alle 11 circa pare che la frenesia del cibo sia finita. Pance rotonde denunziano la ormai limitata capacità ricettiva di qualunque cibo in qualunque forma. Neanche il Gammel Dansk poteva molto, a quel punto.

Tuttavia, il cibo accatastato lascia spazi liberi per qualcosa d’altro che riesca ad intrufolarsi negli interstizi. Tipicamente, un liquido.

Credo di aver scritto, in precedenza, che i genitori di Tabby abitano a Fakse (Faxe) che non è un omonimo del posto dove fanno la birra Faxe, no no, è _precisamente_ il posto dove fanno la birra Faxe. E dove, per il consumo nei luoghi limitrofi, ti sparano una bella birra senza conservanti che non ha niente a che vedere con quella che compri al supermercato, quella con scadenza 2012.

Ed ecco che alle 11.15 arriva la prima partita di birra ghiacciata sulla tavola. E non cala. Non perché la gente non la beva, ma perché la scorta viene costantemente rinfrescata.

Segue passeggiata di rito in giardino dove movimento, bollicine della birra e Gammel Dansk più fermentazioni varie hanno la possibilità di esprimersi al meglio, e tu hai la possibilità di essere all’aperto, che in certe circostanze è una gran cosa :)

Ore 13.30. Casomai ci fosse qualche budellino vuoto, arriva il pranzo. Oggettivamente avrei avuto spazio in tasca, nel marsupio, nello zainetto, ma non dentro di me. Ma il cibo era eccezionale e poi non puoi rifiutarti. Altra birra in arrivo. Scatta l’invidia nei confronti dei criceti.

Si sopravvive così fino a metà pomeriggio, quando decidiamo di congedarci.

Prima di andare mi lamento col babbo di Tabby per il fatto di non averci invitato a restare a cena. Proferisce inequivocabili parole di sfida. Non raccolgo e ci defiliamo prima che concretizzi le minacce infilando nel forno un arrosto di porco in crosta con patata letale.

Per la cronaca, il cibo nei due giorni successivi è stato opzionale.