July 2010


Considerando la grandezza media di ogni gruppo famigliare, si può tranquillamente stimare che a Copenhagen ci sia poco meno di un milione di unità abitative. Noi stiamo cercando casa e ne abbiamo trovata una di recente che soddisfa le nostre esigenze a fronte di un prezzo abbordabile.

Quella che segue è parte della risposta a una mail di mia sorella:

>  Come state? Lavorate tanto? E la casa, novità?! Il babbo di Tabby si è ripreso dallo shock di dovervi prestare 400.000 € !!!

(nota: Tabby lavora in un Kindergarten, se per caso era sfuggito)
Mah sì, bene, Tabby tiene i Pampini fuori tutto il giorno, dopo averli immersi nella botte di grasso di balena tenendoli per il tallone come Achille, ed infatti moriranno tutti di tumore alla pelle del calcagno. Poi ogni tanto mi torna a casa strinata perché si è dimenticata la crema in qualche regione di pelle o perché nel pulire vomitini lava via anche la sua crema e dimentica di “rimetterla” (e sì che si sta parlando di vomitini.. ma in danese il gioco di parole non funziona, forse è per quello).

Io lavoro molto, sono spesso fuori a piedi e in bici e sto perdendo peso, come da copione; credo che la differenza tra inizio e fine estate sia di una decina di chili, tutto sommato; e non è che -solo perché è estate- mangio solo verdurine, anzi, ho del bel bacon in scadenza, credo che i prossimi giorni sarà Karbonara-fest ;)

(nota: trovata la casa, Tabby scrive un SMS a suo papà raccontando la novità e dicendogli che ci servono 300.000 corone, tuttavia nella eccitazione le scappa uno zero in più per cui diventano tre milioni di corone, circa 400.000 euro)

Il Tabbo oltre a non essersi ripreso, sta molto peggio adesso: prima, quando erano 400mila euro, poteva essere solo uno scherzo, ma una volta chiarito l’equivoco che sono solo 40.000, teme di doverceli prestare davvero!

Per la casa era tutto fermo e stagnante fino a ieri, quando è emersa una grossa novità. Tabby deve andare al matrimonio di una ex collega, e ha chiamato al telefono un’altra ex (Monica, o più probabilmente Monika) per mettersi d’accordo sul regalo (2 minuti scarsi) e finire raccontandosi nei particolari gli ultimi mesi di vita (30+ minuti), tra cui è compreso il discorso della casa sul quale inevitabilmente scivolano. Ecco la trascrizione, più o meno accurata:

Tabby: eh sì, abbiamo trovato una casa, per noi è bellissima, molto più ampia, e perfetta per le nostre esigenze

Monika: ah figo, magari c’è posto anche per un Baby Seal! (nota: Piccola Foca, è l’appellativo con cui chiamiamo l’eventuale nostro bambino, che sto cercando di schivare come Clint Eastwood schiva i proiettili calibro 45 nei western)

Tabby: sì sì, quello è uno dei motivi per cui cercavamo di traslocare! Ci sono due stanze grandi a pianterreno: cucina e salotto; poi nonostante sia un appartamento, è su due piani: c’è una scala che porta a un seminterrato molto grande semiabitabile, ci stanno due stanze da letto, ognuna grande il doppio di quella che abbiamo adesso, e avanzano pure camere per le altre cose

Monika: bene, bene, e quindi ci stanno anche tutti i vostri computer!

Tabby: eh per forza. E poi c’è una cosa che ad Antonio piace molto: il giardinetto privato, dove fare il barbecue; c’è posto abbastanza per mettercene uno robusto, per cuocere la carne con la pietra come fa suo papà

Monika: ah davvero? bello ma.. giardinetto? barbecue? mi ricorda qualcosa..

Tabby: sì, è un piccolo giardino davanti all’ingresso della casa e, siccome dà sulla strada, proprio tramite il giardino c’è l’ingresso privato!

Monika: senti maaaa.. dove hai detto che era?

Tabby: in Vattelapescasvej, numero duecento e qualcosa

Monika: duecento e?

Tabby: duecento e non mi ricordo

Monika: hmm.. non è che per caso il soggiorno è dipinto di azzurro?

Tabby: sì, come fai a saperlo? Infatti, la prima cosa che faremo è ritinteggiare, perché lo sai che l’azzurro mi fa cag..

Monika: ..click..

Monika: (telefona a suo marito) THOMAS! NON VENDERE LA CASA A NESSUNO, CHE LA VUOLE COMPRARE TABITHA!

E così risulta che la casa è loro; c’era stato qualcuno che aveva fatto un’offerta al ribasso, loro stavano per venderla lo stesso, e quell’idiota del real estate (che stava mediando la compravendita) non ci ha detto niente.
La prima cosa che ha fatto Thomas, che dall’incazzatura gli fumavano i peli delle orecchie che non ha (i peli, non le orecchie), è stata di chiamarlo, dirgli diversi aggettivi e qualche sostantivo (“coglione”, credo sia un sostantivo), chiedergli perché cazzo tiene all’oscuro i potenziali clienti, perché stracazzo non tiene informato lui sui potenziali clienti soprattutto se sono disposti a pagare il prezzo esposto, e mettere in chiaro che la casa la vende a chi vuole lui, chiudendo la telefonata con l’equivalente danese di “vaffanculo stronzo” che credo che suoni ruvido uguale ma con le K al posto delle C.

Certo che, come si diceva, qual’è la probabilità -su un milione di case- che quella di cui ti innamori sia di una ex-collega?

Domenica alle 11:00 è venuta Louise. Ovviamente non di punto in bianco! Si è fatta precedere da preavviso qualche giorno prima, in perfetto stile danese. E allora ho chiesto a Tabby cosa dici, preparo qualcosa? Uno snack? Delle tartine? Du spaghi? (e accompagno con il gesto: sollevare il gomito destro finché l’avambraccio sia molto inclinato verticalmente, tenere la mano all’altezza dello stomaco a una decina di cm di distanza dallo stesso, in asse con l’avambraccio, ripiegare tutte le dita eccetto indice e medio che vanno tenuti a V, e roteare ripetutamente la mano lungo l’asse longitudinale dell’avambraccio, raggiungendo il fine corsa da entrambi i lati)

Lei con piena finta indifferenza fa: mah, per caso mi viene in mente, è tanto che non facciamo la pizza.. segue sorriso tirato. Vero, sarà un mese, ma speravo di scamparla più a lungo.

Allora un giorno vado a comprare quello che manca: il lievito, la mozzarella, il Pømì, e la farina nuova che abbiamo scovato: marca “Il Fornaio” che suona tanto italiano, e sottotitolo: “Kompromisløst Italiensk” che vuol dire “(prodotto) Italiano senza Kompromessi” e la K l’ho lasciata perché rafforza il concetto. Costa come la cocaina ma è molto buona, la nostra pizza ha guadagnato decine di punti da quando la usiamo.

Però mi si affaccia un problema: la farcitura.
Io non faccio pizze tonde, tendo a sfruttare tutta la superficie della teglia rettangolare da forno; delle quali tuttavia ne abbiamo solo due, che vanno benissimo per noi ma il sopraggiungere del terzo ingenera delle limitazioni: una delle due teglie deve ospitare una pizza “condivisa”.
Tabby è allergica ai latticini, e la mozzarella una volta portata a temperatura di regime tende dispettosamente a diventare anarchica, disubbidendo in particolare alle regole territoriali, per farla breve sbrodola dove non dovrebbe.
Per cui la pizza condivisa, a logica, dovrebbe essere la mia.
Ma mi oppongo con forza all’idea: è vero che io sono di gusti difficili, ma qui si pone un problema che travalica e diventa una questione etica. Infatti Louise non è italiana, e alla proposizione “pizza con prosciutto e ananas” invece che reagire con:
– “EW”
– “che schifo!”
– “dov’è il water!”
– “come i tedeschi e gli spaghetti con la marmellata!”
– “ehi, perché non aggiungere pure la nutella!”
lei dice:
– “hmm, buona!”

Al momento lei non aveva ancora stabilito i gusti, ma io non volevo correre il rischio che liquami di ananas venissero a contaminare la mia purissima Pizza alla Napoletana con Eccesso di Acciughe, nossignore.
Per cui prendo la decisione: una teglia tutta mia e basta, l’altra contenente numero due pizze, rettangolari, metà superficie ciascuna: una per Tabby e una per Louise.
Per principio di uguaglianza, loro avranno due ulteriori pizze della stessa dimensione, da infornare dopo le prime.

Il pericolo ananas è stato poi scampato, perché entrambe hanno optato per una “normale” pizza peperoni, cipolla, bacon e ragù.

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