Sì sì il 2 gennaio di quest’anno sono partito. Niente fagottino in spalla o valigia con lo spago però. Direi automobile station wagon così piena che per tenere chiuse le porte un paio di giri di spago del 12 sarebbero serviti. Ho solo pregato che non si bucasse una gomma perché per tirare fuori la ruota di scorta avrei dovuto tirare fuori tutto e credo che ai passanti sarebbe sembrato più un mercatino dell’usato che una macchina in panne.

La macchina qui non serve, hanno un’organizzazione dei mezzi pubblici che fa paura, ma l’ho portata lo stesso; non ho neanche preso in considerazione l’ipotesi di andare in aereo, secondo me per il peso dei nostri materiali non decollava.

Non è stata una decisione facile venire ad abitare qui, a dire il vero. Lasciare la famiglia, gli amici.

Sono andato senza voltarmi indietro. Avevo paura che non ce l’avrei fatta altrimenti. E a Puttgarden, l’estrema punta della Germania dove prendi il traghetto, quando sei a bordo provi qualcosa di definitivo.

Vedremo come butta. C’è internet, gli SMS, ci sono tanti modi per sentirsi vicini lo stesso. Un surrogato di vicinanza, ma sempre meglio che un filo di ferro in un occhio.

Ho una nuova vita davanti, è una grande avventura, sono vicino alla persona che amo, credo che sarò felice.

ANT

Nota: la mia fidanzata è danese, si chiama Tabitha, io la chiamo Tabby e quindi se vedi un “Tabby” in giro sto parlando di lei :)